Chiesa del Gesù Gonfalone

Il Tempio della musica a Capua

 

Auditorium del Liceo Musicale L. Garofano

 

Il Complesso del Gesù Gonfalone è la prestigiosa sede Liceo Musicale Luigi Garofano. 

Secondo le fonti, il nucleo originario della chiesa risalirebbe al IX secolo e di questo nucleo non si hanno tracce. Nel 1230 la famiglia Tobia donò alcune sue proprietà, adiacenti all’edificio religioso, per impiantare un monastero di monache francescane, articolato su tre livelli e un ampio cortile interno, del quale, anche di esso, riusciamo a ricavare poche informazioni. Probabilmente risalgono a questo periodo le strutture gotiche della chiesa, con colonne e capitelli di reimpiego, e il ciclo di affreschi. Il monastero era riservato, in origine, alle figlie di quattro ordini artigianali, organizzati in congreghe: la congrega di S. Giuseppe dei falegnami, la congrega di S. Giovanni Battista dei barbieri, la congrega S. Omobono dei sartori, la congrega di S. Crispino e S. Crispiniano per i calzolai. Nel 1594 tali congreghe vennero unite alla Congregazione di Gesù Gonfalone, fondata nel 1428, da cui probabilmente deriva il nome della chiesa.

All’interno della chiesa era esposto un crocifisso che veniva portato in processione per la città nei momenti di maggiore bisogno e per questo veniva chiamato il Gesù Gonfalone. Oltre al crocifisso, facevano parte dell’arredo della Chiesa e della sagrestia alcune tele, tra cui quella raffigurante la “Circoncisione del Signore”, realizzata da Alessandro d’Angelo e dal figlio Giovan Battista del 1560, e un’altra dello stesso soggetto realizzata da Aloisio Velpi nel 1764.

La chiesa, oggi, spicca tra palazzi appoggiati ad essa, con una muratura di blocchetti irregolari di tufo, dove, in facciata, è situato un portale realizzato con elementi di reimpiego in calcare, probabilmente romani, che formano il varco della porta, al di sopra della quale, vi è una fascia superiore che inquadra delle mensoline che sorreggono un architrave abbellito da due volute. (estratto da “L’Agorà del sapere” di Helena Medugno)